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Storia

Il Collettivo Azione Pace opera dal 1994 in progetti d’aiuto ai popoli della ex Jugoslavia.

1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000

1994

In marzo il CAP partecipa alla creazione di un coordinamento dei campi profughi dell’Istria, insieme ai gruppi di volontariato del Veneto, Piemonte, Lombardia, Toscana. Gli obiettivi sono: ottimizzare le forme di intervento nei campi tracciando una linea di comportamento comune, creare un’osservatorio dei campi stessi a tutela dei diritti umani dei profughi.

Quindi inizia ad operare in Croazia dal maggio ’94 nel campo profughi di Učka (280 persone), attraverso l’aiuto logistico fornito da Dinko Slanji dell’associazione “DUGA” (“Arcobaleno”) di Rijeka (Fiume); qui il CAP ha sdoganato i primi carichi di aiuti umanitari attraverso le associazioni umanitarie in loco (Duga, Caritas) e ha successivamente avuto una stretta collaborazione con il responsabile dei profughi della zona di Rijeka, Karlo Balenovic.

In giugno la Duga affida al CAP i campi profughi ROS e Lenac di Fužine (80 persone) e altri profughi domiciliati in case private, i cosiddetti “casi sociali”, a Fužine, Vrata e Lič (80 persone). Per un certo periodo il CAP organizza gli aiuti alle popolazioni di Fužine e Vrata, portando: frutta e verdura a ROS e Lenac e pacchi famiglia ai casi sociali, collaborando con la Croce Rossa di Fuzine (Marija Lisac-“Micika”) e la direttrice delle scuole di Vrata e Fuzine, Stanka Loncaric.

Durante l’estate il CAP organizza un campo di animazione (attività manuali, mini-olimpiadi, due serate-discoteca) e ristruttura i locali del campo ROS con opere di muratura, tinteggiatura, riparazioni elettriche e idrauliche; inoltre fornisce due frigoriferi per la mensa comune e una lavatrice.

Il principale progetto dell’associazione si chiama “Biće Bolje” fornisce sostegno alle famiglie di bambini della ex Jugoslavia affetti da gravi patologie che vengono curate in Italia.

Negli anni sono stati aiutati: Neven, Emir, Nemanja, Ana, Nebojša, Damjan, Vladimir, Miljan, Nikola, Jugoslav, Summeja, Tatjana, Marina, Enis, Fuad, Vladimir, Anja, Alexandra, Ognjen, Predrag, Marija, Lamija, Hena, Mihailo, Pavle e Milica.

Risale al 1996 l’arrivo di Neven, un ragazzino bosniaco del 1987, profugo in Croazia, che a seguito di un incidente aveva la necessità di interventi ortopedici complessi di ricostruzione. Ricoverato prima all’Ospedale Regina Margherita di Torino e poi al Gaslini di Genova, ha trascorso un anno in Italia per la prima parte di questi interventi, tornando poi una volta all’anno per i controlli. Nel 2003 le sue cure sono finalmente terminate con l’ilizarov (allungamento del femore) della gamba lesionata. Ora, a 33 anni, ha un lavoro e una famiglia con tre bellissime bambine.

Emir, anche lui del 1987, è arrivato a Torino nel luglio del 2000 dalla Bosnia con una gravissima leucemia. La sua strada è stata lunga e faticosa, ma dopo un anno di cure ha potuto tornare a casa in buone condizioni di salute. Da allora è tornato regolarmente in Italia per i controlli e ha frequentato la Facoltà di Architettura di Torino. Dopo la laurea è tornato a Sarajevo dove vive con la moglie e lavora.

Nemanja, del 1994